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25 Mar, 2009

Ciao Marchetto…

scritto da Andrea Farina

A nome della societa’ Atletica Manara mi sento in dovere di scrivere quanto segue per ricordare ancora una volta un grande amico:
Ore 7 di sabato 21 marzo: assonnati, ma euforici, pensando a cio’ che avremmo vissuto il giorno dopo, ci siamo trovati in 6 alla stazione di Parma. Destinazione Roma, la maratona di Roma. Ore 22 del 22 marzo, sconvolti e con gli occhi pieni di lacrime scendiamo dal treno ma stavolta siamo solo in 5, con i compagni di squadra che ci abbracciano piangendo anch’essi.

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Non e’ solo una questione di numeri; tra noi non c’e’ piu’ Marco, il nostro Marchetto, rimasto nella capitale in una stramaledetta via adiacente il Colosseo. L’aria e’ pesante, tutti vorrebbero sapere, ma nessuno chiede nulla. Quello che c’è da sapere, purtroppo, ha gia’ raggiunto il cuore di ognuno di noi. La sera prima in maniera spensierata e quasi goliardica, noi “ROMANI” abbiamo avuto il privilegio di sederci attorno ad un tavolo con il nostro amico, per l’ultima volta, a ridere e scherzare tra un’amatriciana e diverse porzioni di abbacchio. Nulla faceva minimamente presagire quanto sarebbe accaduto il giorno dopo. E invece e’ andata come ormai tutti sapete. Marchetto ci ha salutato e in maniera discreta se n’è andato lasciando in noi un vuoto incolmabile, un vuoto che tempo e spazio non potranno mai colmare. Ma da questa tragedia dobbiamo tutti quanti ripartire a testa alta orgogliosi di aver condiviso, chi piu’ chi meno, attimi indimenticabili al fianco del nostro amico. E, ogni volta che taglieremo un qualsiasi traguardo, volgeremo gli occhi al cielo, consapevoli e sicuri che tu sarai lassù a donarci l’ennesimo sorriso, e ad applaudirci. Ciao Marchetto, sarai sempre nei nostri cuori, con i quali ti porteremo a tagliare ogni futuro traguardo della nostra vita.

Risposte

…mi hai commosso. Domani andremo ad abbracciare Marco per l’ultima volta e da domani ogni volta che passerò davanti al cimitero di Gainago per il mio solito allenamento mi fermerò per un saluto.

io cke sono un maratoneta ormai da 28. anni ogni volta cketaglio il traquardo mi faccio il segno della croce e bacio aterra ringraziando il signore, oletto il comendo dei compagni sono rimasto molto colpito delle parole cke sono stati espressi, la prossima maratona lo ricorderò pure io. LUIGI CAPPUCCI.

caro Andrea,
parole giuste le tue. anche io conoscevo Marco da tanti anni per aver frequentato, spesso assieme, la cittadella come parco di allenamento.
Quello che di Marco ho sempre apprezzato è stato il suo senso della misura. A volte “tirava” a volte riprendeva il fiato “mollando” per un po. Nessuno deve per un attimo pensare che abbia fatto uno sforzo oltre le sue possibilità. Era un runner preparato e coscienzioso.
Allora la sua morte è inspiegabile se non attraverso altri percorsi. La vita e la morte come le due faccie della stessa medaglia. Se imparassimo a convivere con la nostra morte come compagna di viaggio in tutti gli attimi della nostra vita tutto diventerebbe più bello. Smettiamo di pensare ai tempi al km e divertiamoci di più, magari tutti assieme.
Arrivederci Marco!…abbiamo fatto il percorso assieme a te e tu sei sceso alla fermata prima…in ogni caso grazie per la compagnia.

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