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Ottavio Andriani: dalla Puglia al tetto del mondo
tratto da ethicsport.it
La maratona in Italia ha molti rappresentanti degni. A 35 anni, Ottavio è tuttora uno dei top runner di tutti i tempi
Ciao Ottavio! Spesso sentiamo la tua voce in radio mentre corri e chiaccheri con Linus; non sembri mai troppo affannato… Davvero correre ti viene così facile?
Ottavio: Diciamo che ormai correre è diventato uno stile di vita ed è il motivo principale della mia giornata. Fondamentalmente, quando nell’arco delle 24 ore, per un motivo o per un altro, non riesco a svolgere il mio allenamento (succede di rado, sia chiaro) sento dentro di me il rimorso, un po’ come quando a scuola il giorno dell’interrogazione ci si sentiva in colpa per non aver studiato abbastanza.
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Tipico temperamento nostro, mediterraneo…una forza della natura!
Ottavio: Esatto. Più che altro sono abituato quando inizio un’avventura a portarla a termine, quindi è una scommessa con me stesso. A 35 anni, come ben dicevi, in qualche maniera potrei già sentirmi appagato dai risultati fin qui conseguiti, per le maratone vinte e le convocazioni in azzurro (lo scorso anno ho corso le Olimpiadi), ma continuo a pretendere molto da me stesso.Cerco continuamente nuovi stimoli e di spostare sempre più avanti il mio limite.
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Vuoi raccontarci quali sono i tuoi successi nell’atletica?
Ottavio: Potrei citare le vittorie nazionali nelle categorie giovanili, proseguite poi nella categoria juniores, le varie convocazioni ai diversi Campionati del Mondo di atletica leggera, senza dimenticare i Mondiali di Cross.
Da senior c’è l’avventura sulla fatidica distanza dei 42 chilometri e 195 metri. Tanti piazzamenti importanti (2° a Roma e a Torino, 3° a Milano, 6° a New York) e due vittorie: a Firenze e Trieste.
Nelle gare dove non ho raggiunto la vittoria, non mi sono mai abbattuto, anzi mi sono sentito soddisfatto per ciò che avevo comunque conseguito.
E’ indubbio che ciò che mi rende contento più di ogni altra cosa è l’aver partecipato alle Olimpiadi di Pechino dello scorso anno (2008).
Un 23° posto come piazzamento, forse si poteva fare meglio ma c’è da dire che, viste le condizioni ambientali abbastanza proibitive, ho cercato di limitare i danni fondamentalmente perché a quelle temperature non riesco ad ottenere delle buone performance.
Ma al di là di tutto sono comunque orgoglioso di ciò che ho fatto.
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Qual è il titolo che ricordi con maggior affetto?
Ottavio: Il titolo che ricordo con maggiore orgoglio risale al 1993, vittoria ai Campionati Italiani di Cross a Milano, San Vittorio Olona per la precisione.
Il nostro allenatore, Piero Incalza (tuttora mio allenatore, anch’egli come me è di Francavilla Fontana), aveva deciso di portare su a Milano me e mio fratello Antonio in viaggio premio, per la stagione che eravamo sin lì riusciti a disputare.
A Milano io e mio fratello Antonio salimmo sui gradini più alti del podio: primo io e secondo mio fratello Antonio. E’ stata quella la prima volta in cui ho visto Piero piangere per la felicità…
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Il 20 settembre qui a Francavilla Fontana (Br), nel piazzale del Sacrato della Chiesa Madre, si terrà il Memorial “ Antonio Andriani ”.
Un sottile ed emozionante incontro per ricordare e la passione per lo sport.
Tuo fratello…quanto ha influito la sua presenza sulla tua carriera?
Ottavio: Il confronto con lui è stato quello che in qualche maniera ha, fin da subito, dettato i ritmi giusti.
Il confronto era per entrambi uno stimolo continuo che ci faceva crescere a vicenda.
E’ stato influente e determinante per me, potevo ambire a vincere qualsiasi gara di campionato contro altri atleti, ma il primo fra questi era Antonio, e tale confronto continuava fra le mura domestiche.
Nella seconda parte della mia carriera, quando purtroppo quindici anni fa lui è venuto a mancare (12 settembre 1994), io ho dovuto affrontare la sua perdita, vivendo in una sorta di limbo senza aver la forza di prendere alcuna decisione.
Raccogliendo le mie forze poi ho deciso di focalizzare tutto sulla mia passione e voglia per la corsa.
Correndo mi sentivo più vicino a lui.
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L’atletica è indubbiamente in crisi; anche a livello mondiale soffriamo, rispetto ad anni fa, il fatto che sempre in meno vogliano avvicinarsi a una disciplina fatta di fatica e sacrificio… Consiglieresti a un ragazzo di fare atletica? Perché?
Ottavio: E’ inopinabile che l’Italia, è sempre stata una delle Nazioni più forti e temibili, in particolar modo nel mezzo fondo e nel fondo. Ora stiamo assistendo alla fine di un ciclo senza avere un ricambio generazionale alle spalle, mancano ragazzi in grado di dedicarsi a questa disciplina con forza e passione.
I giochi della gioventù sono stati un importante bacino da cui attingere a piene mani potenziali risorse. Ora invece si assiste a ragazzini poco abituati a praticare lo sport in genere, complice forse il benessere e l’assumere abitudini di per sé deleterie per il proprio fisico.
L’alimentazione, per esempio, ricca di conservanti nei cibi veloci o precotti…il distacco dalla sana alimentazione ciclica di stagione.
Le attività ora prevalenti sono legate per lo più alla tecnologia, il computer è importante, ma abusarne è un danno come i videogiochi ed altro similare.
Io sono cresciuto per strada, qui mi sono formato; ovvio è che parlare ai ragazzi, oggi, di sport come impegno, sacrificio e sudore risulti molto difficile. L’atletica per me è stata una scelta di vita, come la maglia della Polizia di Stato che indosso e di cui difendo con fierezza i colori.
Certo che quando si hanno 18 anni, nella maggior parte dei casi, si opta per il divertimento con gli amici, la discoteca…a volte purtroppo lontani dai sani principi della vita, che impongono un ritmo alla vita stessa, diverso.
La mia decisione di puntare allo sport come modus vivendi ha enormemente arricchito il mio bagaglio personale, permettendomi di poter raccontare ai più giovani (futura generazione) la mia vita dinamica e sempre nuova, una continua evoluzione costruttiva.
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Quanto peso ha la cosiddetta vita d’atleta (alimentazione, stile di vita) quanto la dote fisica e quanto l’allenamento, per raggiungere buoni risultati?
Ottavio: Queste sono le prerogative più importanti per poter ambire al raggiungimento di buoni risultati. L’allenamento è per eccellenza il criterio che ti permette di migliorare nelle prestazioni.
Come giustamente dicevi, bisogna fare una distinzione fra atleta da costruire e atleta dotato.
Chi ha ricevuto il dono dalla natura della dote atletica, quindi della predisposizione a emergere in questa disciplina ha nel suo DNA tutte le caratteristiche che consentono di gareggiare e primeggiare sugli altri. Spesso però anche chi non ha avuto questo dono dalla natura ma ha costruito il proprio fisico con duro allenamento e grande forza di volontà ha ottenuto ed ottiene risultati eccellenti.
Indubbiamente una vita scandita da sani principi permette alla lunga di ottenere risultati prima impensabili: un’alimentazione bilanciata e controllata, una preparazione fisica e una serenità quotidiana sono gli ingredienti che necessitano per ottenere risultati.
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Come hai conosciuto EthicSport?
Ottavio: E’ stato un incontro casuale ed è stato dettato dalla presenza sul territorio di Antonio Petino (Alteratletica di Locorondo (Ba)), il quale mi ha presentato te Achille e poi il caso ha voluto fortunatamente che, chiacchierando davanti ad un caffè, ho in qualche maniera capito di aver di fronte una persona che, come me, ha impostato la propria vita basandola su sani principi.
Quel giorno del nostro incontro, io sapevo che potevo fidarmi perché ho la fortuna, nel vero senso del termine, di avere amici veri come Antonio ed altri, che ripongono stima in te, Achille, e non potevo far altro che concordare.
L’incontro con EthicSport è tutto da studiare e valutare, ma certamente la tua presenza mi ha permesso di avvicinarmi meglio ad Ethic!
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Cosa pensi della nostra linea d’integrazione?
Ottavio: Penso che ci sia il giusto pool di fattori necessari, richiesti spesso dall’atleta prima della gara, ma è altrettanto un bene seguirlo in fase di preparazione e successivamente di recupero.
Spesso questi fattori sono trascurati, facendo riferimento al reintegro di fonti energetiche,magari prima della gara senza curare bene il dopo.
Francamente dopo ben 21 anni di carriera sportiva ci si rende conto che l’allenamento è importante, ma lo è altrettanto il recupero nel dopo gara, dove si ha necessariamente bisogno di ripristinare le energie delle quali l’organismo si è impoverito, affrontando il giorno successivo in perfetto equilibrio.
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La nostra regione, la Puglia, ha dato i natali a diversi grandi talenti; in campo femminile Rosalba Console sta dimostrando di essere una campionessa che merita un posto nel gotha delle maratonete italiane. Cos’ha questa fantastica regione che vi fa andare così forte? L’olio?
Ottavio: E’ una domanda questa che mi viene spesso rivolta; io rispondo in maniera abbastanza immediata, quando mi chiedono se è l’aria, il vino primitivo o l’olio.
Penso che la dieta mediterranea dia il suo sano e giusto contributo, però c’è un altro criterio che appartiene a noi del sud, noi Pugliesi, la voglia di emergere in Italia e nel mondo, raggiungendo anche vette altissime.Quindi grande merito ed onore alla nostra regione Puglia!
Ottavio: Certo! …
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Dove vedremo Ottavio tra 10 anni? Ancora sui campi di gara non pago di successi, o ad allenare nuove leve della maratona?
Ottavio: Io non mi pongo mai limiti, anzi cerco di spostarli in qualche maniera più avanti possibile. Non sono un maratoneta “usurato”, quindi quando appenderò le mie scarpe al chiodo (spero il più tardi possibile o comunque quando verrà il momento di farlo) lo farò senza alcun rimpianto.
I traguardi da me raggiunti ed ottenuti con duri sacrifici mi danno grandi soddisfazioni.
Limitare il tutto a svestire la maglietta della Polizia di Stato, della quale difendo i colori ad oggi, per poi indossare l’uniforme da poliziotto e tornare a prestar servizio per strada mi limiterebbe, nel senso che l’atletica è parte integrante di me, quindi andrebbe a precludere tutto ciò che ha arricchito il mio bagaglio culturale ( notizie, informazioni, esperienze…) acquisito nel corso di tutti questi anni.
Magari riporterei la mia esperienza come mezzo per stimolare e perché no per incentivare la crescita e lo sviluppo di nuovi giovani atleti oppure per studiare nuove sinergie sul territorio, affinché finita la mia era, quella di Cosimo Caliandro, Giacomo Leone di Rosalba Console, si possa continuare ancora a nominare la Puglia nel campo dell’atletica leggera.
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Un grande atleta e un ragazzo alla mano! Grazie a Ottavio per il tempo che ci ha dedicato! Un grande in bocca al lupo per i tuoi impegni futuri!
Intervista di Achille Nigro









