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Il mio primo Passatore…
scritto da Filippo Allodi (KinoPassatoreAlloy)
Premessa
Non so davvero da dove cominciare: sono già passate quasi tre settimane dal magico weekend del 28-29 maggio in cui ho portato a compimento un sogno che cullavo da più di trent’anni. Per chi pratica running sa che il Passatore è forse la corsa più conosciuta e prestigiosa in Italia: la 100 km che parte di pomeriggio ore 15 da Firenze e arriva all’alba del giorno dopo (al massimo entro le 11) o per i più bravi a notte fonda nella romagnola Faenza. E’ ancora vivo il ricordo di un amico di Colorno che a 18 anni nel 1980 si iscriveva al Passatore e lo portava a termine in più di 18 ore. Ho scoperto di recente che un altro amico del Kinomana, squadra in cui mi cimento in qualche gara di triathlon, 30 anni fa compiva anch’esso l’impresa di concludere una cento km mitica come il Passatore. L’anno prossimo si festeggerà il quarantennale del Passatore e, a Dio piacendo, io ci sarò ancora! Ho parlato di passato, di futuro ma ora ritorniamo al presente o meglio a 20 giorni fà.
Permettetemi qualche altra considerazione prima del resoconto sulla gara.
Chi fa gare lunghe come può essere un maratona sa che non è poi così scontato che possa riuscire anche in una gara che è di più o meglio molto di più dei canonici 42 km e 195 metri. Spesso anche le 50 km (vedi ad es. la Pistoia-Abetone o la 50 km di Romagna) sono irte di insidie soprattutto per le salite. Ma una cento km è un’altra cosa. La cento km del Passatore, a detta di molti, è poi “la corsa più bella del mondo”, il top per i runner, di più non si può.
Sono arrivato alla decisione di iscrivermi al Passatore subito dopo la maratona di Treviso del 27 marzo, portata a termine con una preparazione poco più che discreta, ma soprattutto con grande testa e determinazione. Da allora la mia vita sportiva si è concentrata solo ed esclusivamente su quanto sarebbe accaduto da lì a due mesi. Avrei dovuto prepararmi facendo più km che potevo, più ne facevo e maggiore sarebbe stata la possibilità di terminare il Passatore. Il problema è che per fare questo ci vuole molto tempo a disposizione, stare bene fisicamente ed avere una grandissima determinazione. Un mix di condizioni che si sono fortunatamente realizzate in questo periodo.
Una cento km poi può comportare rischi per la salute di vario genere soprattutto per uno come me che ha avuto diversi problemini qualche anno fa e non è poi più così giovane: insomma una 100 km non te la ordina sicuramente il dottore! Ma se pensiamo solo ai “se e ma” allora non si fa più nulla. Divertirsi invece correndo, magari facendo una fatica bestia, ma comunque divertendosi, questa era la ricetta giusta. Io non sono veloce ma molto resistente e questo l’ho già sperimentato in varie altre “imprese”. Allora avrei dovuto fare così: correre tanto, anzi tantissimo cercando di divertirmi e cercando dal mio corpo e dalla mente sensazioni positive anche in allenamenti lunghi anzi lunghissimi e portati quasi al limite delle mie resistenze.
Mi sono poi guardato un po’ di cose sul Passatore ma soprattutto ho chiesto consigli e suggerimenti a chi l’aveva già corso e ciò mi è stato utilissimo se non altro per capire che la cosa si poteva fare e che potevo forse togliermi anche qualche soddisfazione.
In conclusione di questa lunga premessa alcuni dati sugli allenamenti nei tre mesi che hanno preceduto il mio primo Passatore:
Marzo: circa 250 km (compresa la Maratona di Treviso);
Aprile: circa 300 km (non comprese alcune gara di orienteering anche abbastanza impegnative dal punto di vista fisico);
Maggio (fino al 25): circa 350 km con allenamenti anche in salita e discesa (Piantonia, Cassio, Ravarano, Barbiano, Tordenaso ecc.), notturni (sempre dalle ore 23 in poi) e un unico lunghissimo di quasi 50 km fatto 3 settimane prima della gara.
La gara
Forse non potete immaginare l’ansia che precede una gara così: già una settimana prima avevo disteso sulla tomana parecchio materiale che mi sarebbe potuto servire per il Passatore e dubbi amletici mi venivano ancora: Come vestirmi? Cosa mettermi? Quali braghette utilizzare? Quali calze tra le tante provate erano le migliori? Bo? E poi non parliamo dell’alimentazione: integratori, sali, banane, frutta secca, pasta prima della gara? La torta di riso della nonna ecc. ecc.? Bo?
Un po’ di idee me le ero fatte sperimentando varie alternative negli allenamenti di preparazione al Passatore ma quando si arriva al dunque è come: “La notte prima degli esami”. Ti vengono ancora mille interrogativi. Sarò pronto? Avrò tutto? Cosa manca? Ce la farò?
Alla vigilia della partenza per Firenze: raccolto il materiale, secondo me bastante anche per il Passatore 2012-13-14 e 15 e introdotto il tutto nella mia stationwagon coi sedili posteriori abbassati, vado finalmente a dormire che è quasi mezzanotte.
Mi alzo prestissimo, perché tanto, non riesco a prendere sonno per l’agitazione e fatta una abbondante colazione intorno alle 7,30 parto per Fognano dove è pronto ad attendermi il mio accompagnatore Marco, compagno di squadra nell’orienteering. Dovevamo essere in tre ma all’ultimo momento la sua morosa Laura, ex maratoneta e già con esperienza di accompagnatrice di un altro atleta nel Passatore, ha dato forfait e allora pace, si fa senza.
Anche Marco, che si rivelerà fondamentale per me nella gara, è giustamente preoccupato per il suo ruolo e, anche se non me lo dice espressamente, nutre qualche dubbio sulla mia riuscita. E’ però convinto che non cederò le armi tanto facilmente.
Arriviamo a Firenze intorno alle 10 e cerchiamo un posto dove parcheggiare e trascorrere le ore di attesa alla partenza prevista per le ore 15 da Via dei Calzaioli in pieno centro storico.
Troviamo dopo alcuni tentativi un parcheggio privato a fianco della Stazione di Santa Maria Novella. Da lì, lasciata la macchina in custodia, ci portiamo in Piazza Strozzi a ritirare il pettorale, il chip e il pacco gara. Già vediamo tanti altri corridori per le vie di Firenze e mi passa per la testa la domanda: “In quanti arriveranno a Faenza e io sarò tra questi?”.
Verso mezzogiorno torniamo al parcheggio a recuperare il pranzo che per me prevede pasta fredda, la mitica torta di riso della nonna, una banana e una borraccia di sali e maltodestrine.
Il parcheggiatore ci fa notare abbastanza fioritamente che non si fa “picnic” nel parcheggio e allora usciamo e rimediamo una panchina nella galleria della stazione per consumare il lauto pranzo.
Alla terza forchettata però mi si blocca lo stomaco, ma devo insistere a mangiare perché mi attendono parecchie ore di gare e molte kcal saranno consumate: in una maratona mediamente 3.300 ma qui? Non riesco comunque a finire i circa 120 grammi di pasta che avevo preparato, in compenso mangio 3 fette di torta di riso e una banana. Può bastare! Sono le 12,30 e mancano ancora 2 ore e mezza alla partenza! Cerchiamo un bar per il caffè (unico stimolante che prenderò) e per il bagno visto che il garage ne è sprovvisto! Torniamo quindi alla macchina e vediamo altri corridori che si stanno cambiando e preparando. C’è in particolare un gruppo di podisti veneti superorganizzati con pulmino e bici al seguito. Io ho solo Marco che vedo tra l’altro abbastanza preoccupato ma come già detto, ho fiducia cieca in lui.
Inizia il rito della vestizione e della vasellina da spalmare con abbondanza nei punti più a rischio, nonché dei cerotti per le vesciche e di un po’ di borotalco nelle scarpe su suggerimento del grande Pardus. Stavo dimenticando i cerotti paracapezzoli che per uno come me che ha un po’ di tette sono fondamentali onde evitare irritazioni o addirittura sanguinamenti e dolori soprattutto post gara non immaginabili.
In quasi un’ora sono pronto e alle 14 ci rechiamo finalmente in partenza. Tappa obbligata: i WC chimici. Davanti agli stesi ci sono file interminabili di podisti con gli stessi sintomi epigastrici del sottoscritto. Va bene così, sono carico ma anche sereno: la prenderò come viene, cercherò di divertirmi usando soprattutto la testa per evitare una partenza a bomba e magari una crisi al 50^ o al 60^ o a pochi km dall’arrivo …..
Espletato l’ultimo bisognino finalmente mi immergo tra i podisti del Passatore 2011: non conosco nessuno e cerco allora di concentrarmi isolandomi un po’. Mentre sono tra me e me mi passa a fianco, a pochi minuti dalla partenza, il n. 1 di pettorale: lo riconosco subito è Giorgio Calcaterra il mitico ultramaratoneta romano di professione taxista e vincitore delle ultime 5 edizioni del Passatore. Lo fermo un istante, lo saluto e molto gentilmente si presta a fare una foto con me: è un grande!! Lui il n. 1 della ultramaratona italiana che perde tempo con me il pivello del Passatore! E’ un onore aver fatto una foto con il n. 1 e devo dire che questo episodio mi ha ancora di più caricato per la gara.
Ormai ci siamo: percepisco appena lo sparo dello starter e alle 15 precise si parte. Si muove lentamente la carovana dei quasi 1.600 passatori alla partenza. Faccio partire anche il cronometro e il cardio che mi servirà per tenere a bada il mio furore eroico! Saluto frettolosamente Marco che sta filmando la partenza e ci diamo appuntamento a quando riuscirà a raggiungermi con la macchina. Il regolamento prevede che le macchine possano accompagnare i podisti solo da Borgo San Lorenzo (Km 32) in poi, ma nella realtà molti svicolando tra vari divieti sono già a fianco dei propri corridori dal 10 km dal via.
Io mentalmente sono pronto a rivedere Marco solo al 30^ km ma nella realtà riuscirà a ritrovarmi già al primo scollinamento a Vetta le Croci al 17^ km.
I primi km sono tutti in piano e all’interno di Firenze, c’è molto caldo e cerco di dosare subito le forze, c’è addirittura chi cammina già. Al primo mini ristoro al 4^ km (Piazza Edison) c’è l’assalto all’acqua che sembra già finita, io riesco a prendere solo due fette di limone che mi succhierò durante l’ascesa a Fiesole. E’ questo un tratto breve (4 km) ma molto impegnativo con pendenze elevate. Cerco di correre a piccoli passi tenendo bassa la frequenza ma è un problema e allora alterno come già provato in allenamento sei minuti di corsetta e uno di camminata veloce. Il panorama di Firenze dall’alto, in questo tratto di strada, è impagabile! Arrivo su Fiesole e al secondo ristoro riesco a bere anche un bicchiere d’acqua e a prendere altre fette di limone. Ora fino a Vetta le Croci la strada salirà con pendenze meno impegnative ma abbastanza costanti (di pianura o discesa non se ne parla proprio). C’è molto calore da parte dei fiorentini che incitano come possono i corridori e a richiesta li innaffiano con l’acqua dalle case. Anche qui il panorama è stupendo siamo a pochissimi km da Firenze ma già si trovano bellissime colline, con filari di viti e olivi. Veramente un bel posto! Al 10^ km (l’organizzazione mette i segnali del percorso ogni 5 km) guardo un istante il cronometro e vedo che segna 1 ora e 16. Che media!!! Mi dico che non è importante il tempo ma solo arrivare alla meta: Faenza fra 90 km (magari entro le 11 del giorno dopo che è poi il tempo limite). Mi impongo allora di non guardare più il cronometro ma solo di tenere il battito cardiaco il più basso possibile: 130-135 battiti al massimo!
Arrivo a Vetta le Croci (mt 518 slm e 453 mt di dislivello da Firenze) e al ristoro stavolta ben fornito (ci sono anche i sali minerali) mi fermo un attimo e cerco di mangiare anche qualcosa di solido. Lì vedo con piacere Marco che scatta anche qualche foto. Mi dice che è riuscito ad arrivare facendo stradine alternative che hanno superato i blocchi dell’organizzazione. Bene! Così potrò contare sul suo appoggio in caso di bisogno.
Ora fino a Borgo San Lorenzo, prima tappa importante del Passatore, si corre in discesa, una lunga discesa di 15 km con tratti anche abbastanza ripidi. Potrei forse tirare un po’ di più sull’acceleratore, ma la strada è ancora tanto lunga e voglio assolutamente preservare le forze e non rischiare danni alle caviglie e alle ginocchia. Molto ben forniti sono i due ristori di Polcanto (23^ Km) e Faltona (27^ km) e molto calorosa la gente del posto: si vede che per loro il Passatore non è una scocciatura ma una festa!
Arrivo dunque a Borgo San Lorenzo al 32^ km e passando sulla pedana del primo rilievo cronometrico ufficiale vedo che sono passate 4 ore precise. Non un gran tempo ma neanche malaccio considerando che da questo momento ricomincia la lunga salita che da 195 mt mi porterà in 17 km ai 913 mt di Colla di Casaglia: la cima Coppi del Passatore: km 48^ del Passatore.
Appena fuori Borgo San Lorenzo fermo Marco e mi cambio la canottiera visto che questa è fradicia e non fa più così caldo come alla partenza. Ora dovrò davvero stare concentrato perché questa salita può lasciare il segno.
I primi 8 km hanno pendenze medie sul 3% ma ci sono anche strappetti che tagliano le gambe. E’ dal ristoro di Ronta (km 39) che la salita si fa davvero seria con pendenze anche del 10-11%. Sono già le 20 e penso sia bene coprirmi un po’ di più: allora fermo ancora Marco e mi cambio tutto: mi metto una canottiera traforata sotto e sopra una maglietta tecnica a mezze maniche dono della maratona di Carpi 2010 che poi terrò fino alla fine. Mi cambio anche le braghette con un paio di calzoncini tecnici e i Booster alle caviglie entrambi della BV sport. Più avanti mi metterò anche dei vecchi, ma eccezionali manicotti da ciclismo per le braccia e uno smanicato sempre da ciclismo con inserti catarifrangenti. Bevo anche un gel e mangio una barretta energetica. Ora la salita è davvero impegnativa: quasi tutti (io compreso) non corrono più ma salgono camminando più o meno velocemente. Io cerco di tenere un passo leggero ma il più possibile redditizio. In mezzo a un tornante è posizionato il cartello dei 42 km e 195 mt. Per curiosità guardo il cronometro che segna le 5 ore e 47 min. Se avessi fatto davvero una maratona l’avrei comunque conclusa nei limiti delle 6 ore! Mi faccio i complimenti e tengo duro.
Mancano ancora sei durissimi km alla vetta. Comincia a far buio e mi faccio passare dalla macchina sia la lampada frontale che una fascia da braccio con lucine che ho acquistato come gadget dall’organizzazione del Passatore. Vedo altri podisti che a differenza di me corrono (o meglio camminano) senza alcuna luce ed hanno ancora su la canottiera come alla partenza. Probabilmente non hanno nessun appoggio lungo il percorso e la loro borsa con i ricambi è su al passo dentro i camion dell’organizzazione. Non devo però deconcentrarmi guardando gli altri ma devo solo pensare a non perdere il ritmo e allora, pur senza correre comincio a contare i passi sempre sul piede destro: arrivo a cento e ricomincio. Questo giochino mentale, già utilizzato in allenamento ma anche nelle gare mi servirà a sentire meno la fatica e a tenere un buon ritmo sul passo. A un certo punto mi si affianca un tizio che attacca bottone, non posso far finta di niente, visto che fino a quel momento non ho parlato con nessuno se non poche parole con Marco. Mi racconta che ha quasi 60 anni ed ha più di 40 maratone sulle gambe e qui è al suo 5^ Passatore. Abita a Matera ma conosce bene Parma e dintorni perché ogni anno viene a fare le cure a Salsomaggiore ed ha fatto più di una volta anche la maratona delle Terre Verdiane. La sua compagnia mi fa passare un po’ il tempo, ma il cronometro scorre inesorabile e arrivo in vetta in poco meno di 7 ore dal via. Il che significa che gli ultimi 6 km li ho percorsi a passo più che turistico! Decido d’intesa con Marco di fermarmi per i massaggi che vengono effettuati da solerti masseur dentro una tenda della protezione civile. C’è però una fila lunghissima in attesa. Cosa faccio? Resto comunque o riparto? Mi consiglio con Marco e decido di rimanere.
Sono circa a metà gara e con un buon massaggio penso che riuscirò a tenere un migliore ritmo nella lunghissima discesa che porta a Faenza. Tra una balla e l’altra passano circa 25 minuti prima di ripartire e passando sulla pedana mi accorgo che potevo già 25 minuti prima fermare il cronometro del mio passaggio in vetta. Mi servirà ricordarlo per il prossimo Passatore.
Sono le 22 passate e c’è un buio totale: il cielo però stellato rende un po’ meno impenetrabile il percorso. E’ questo per me il momento più magico del Passatore. Solo il cono di luce della tua frontale ti fa strada e si vedono le altre lucine dei podisti che come te stanno vivendo questo momento di pura magia. La stanchezza però comincia davvero a farsi sentire, la discesa mi piace e cerco di tenere un ritmo costante anche nelle pendenze notevoli che si incontrano appena scollinati. La prossima tappa importante è posta a 17 km dalla vetta: Marradi (65^ km dal via). So, dai racconti letti su internet, che a Marradi in tanti si ritirano o vanno in crisi: bell’auspicio!!!
Ora anche Marco comincia a sentire la fatica: sonno, freddo, buio, la paura di non vedermi…. Decidiamo una strategia: lui mi anticiperà solo di alcuni km mettendosi ad aspettarmi tra un ristoro e l’altro. L’organizzazione, tra Colla di Casaglia e Marradi non a caso ha posto ben tre ristori, e ciò tornerà molto utile ai runner e anche agli accompagnatori.
Appena passato il 50^ km Marco mi accosta in macchina e mi dice che ha saputo da un suo amico che Calcaterra ha vinto il Passatore facendo anche il record della gara: 6 ore e 25! Un brivido mi corre lungo la schiena e mi emoziono. Sono contentissimo per lui e spero di poter finire anche io il mio primo Passatore, magari in un discreto tempo.
A proposito di tempi Marco ha una tabella fornita dall’organizzazione che indica i passaggi in punti stabiliti per realizzare tempi finali che variano dalle 7 alle 19 ore. Come sto andando mi dice che potrei realizzare un tempo intorno alle 15 ore. Non ci voglio pensare ma l’idea di terminare il mio primo passatore in 15 ore ora mi solletica. Fisicamente sto bene, non sento grossi dolori ne alle articolazioni né ai piedi, ho solo un problemino ai capezzoli dovuto al fatto che uno dei cerotti già al 20^ km mi era saltato via ed avevo dovuto fermarmi un paio di volte a rimetterlo. Per il resto stavo veramente bene nonostante i 60 km sulle gambe e le quasi 9 ore di gara. Ora si tratta di arrivare al terzo rilievo cronometrico posto al 65^ km. Arrivo dunque a Marradi dopo 9 ore e 30 dal via, è cioè passata da mezz’ora la mezzanotte e fa molto freddo. Il ristoro qui è posizionato nel centro storico e mi accorgo che non c’è traccia di nessuna macchina degli accompagnatori perché a loro è stato interdetto il transito in centro. Avevo già perso le traccia di Marco da qualche km e mi viene un brutto pensiero: non è che Marco è andato oltre Marradi e magari mi sta cercando più avanti? Attimo di panico! Cosa faccio? Come posso comunicare con lui visto che non ho con me il cellulare? Vedo un addetto della protezione civile e con un fare un po’ da disperato gli chiedo se può gentilmente prestarmi il cellulare per chiamare Marco. E il numero? Avevo pensato anche a questo in partenza. Mi ero attaccato alla maglietta con una spilla una fotocopia rimpiccolita della altimetria e delle distanze e sul retro avevo scritto alcuni numeri di telefono che mi potevano servire in caso di necessità. E’ stata un’idea geniale!! Chiamo dunque Marco e come previsto mi conferma che già da un po’ mi stava cercando qualche km oltre Marradi. Non mi viene da imprecare ma quasi: cerco di stare calmo e gli dico di tornare indietro e di venire magari a piedi in centro perché ho deciso di fermarmi per un’altra serie di massaggi. Forse non ne avevo effettivamente bisogno ma, scampato il pericolo di perdere Marco, volevo rilassarmi e riposarmi qualche minuto in più. Entrato nel locali destinati ai massaggi vedo che ci sono parecchie brandine occupate da podisti ritirati o che si stavano riposando (ma sembravano morti …). Approfitto di questa sosta anche per andare in bagno e darmi una rinfrescata. Mi guardo allo specchio e resto impressionato dal volto decisamente emaciato. Se sono così ora come sarò al 100^ km? Esco subito dal bagno e mentre viene il mio turno per i massaggi entra un Marco decisamente trafelato. Gli dico in modo abbastanza deciso che se mi perde di vista ancora lo licenzio in tronco!!! E’ una battuta che serve a sdrammatizzare l’atmosfera. Mi sono reso conto proprio in quel momento di quanta importanza ha per un corridore del Passatore avere un punto di riferimento sulla strada e quanta attenzione deve avere l’accompagnatore per aiutare il suo corridore in caso di bisogno e soprattutto esserci nel momento giusto! E’ questo un compito ingrato che io non mi sentirei mai di fare a un altro Passatore.
Rinfrancato dai massaggi, mi fermo ancora qualche minuto al ristoro e mangio qualcosina di solido (un mezzo biscotto, una fetta di mela…) e bevo un po’ di sali. Il ristoro qui ha ogni ben di Dio: si va dal brodo, te e caffè caldi, ai sali, cocacola, tavernello (!), uova sode, panini con la mortadella, nutella, marmellate varie, perfino ricotta con miele e gelatine non meglio identificate. Non oso pensare a chi possa trangugiare tutta quella roba e poi rimettersi a correre. Al solo pensiero mi viene il voltastomaco.
Concordo ancora una volta con Marco la strategia dei prossimi km: mi anticiperà solo di qualche km mettendosi tra un ristoro e l’altro e al mio passaggio gli dirò se andare avanti o fermarsi. Guardando l’altimetria, la strada ora sembra abbastanza agevole: nella realtà per percorrere gli 11 km che separano Marradi (65^ Km) da San Cassiano (76^ km) mi ci vorranno quasi due ore! La strada infatti è tutta un saliscendi: nei tratti in piano o leggera discesa riuscivo ancora a corricchiare, ma nelle parti anche in leggera salita dovevo rifiatare. Mi consola il fatto che, come me, praticamente tutti i podisti che incontravo stavano usando la mia stessa tattica. Forse è stato questo il momento più difficile del mio Passatore. Non dico crisi ma quasi … Ho stretto i denti, ho ricominciato a contare i passi e mi sono fermato anche alla macchina prima del ristoro di San Cassiano a prendere un altro gel, maltodestrine che Marco mi aveva già preparato in una borraccia e un po’ di frutta secca. Forse anche questo mi ha dato un po’ di carica per arrivare a San Cassiano (76^ km) dopo 11 ore e 25 (4^ rilievo cronometrico ufficiale).
Prossima tappa: Brisighella posta all’88^ km, a 11 km da San Cassiano e a 12 km dall’arrivo. Nel mezzo altri due ristori molto propizi: Strada Casale e Fognano. Sento che la gamba ora è tornata un po’ più agile e la “crisi” forse è passata. Sto però sempre all’erta e guardo spesso il cardio per evitare picchi del cuore oltre la soglia massima che avevo stabilito in partenza. Mi accorgo che il mio passetto mi fa ora superare diversi podisti che più che camminare arrancano sull’asfalto. Mi gaso un po’ e mi dico: “dai ancora un piccolo sforzo ed è fatta!” Anche Marco dalla macchina mi incoraggia e mi dice che ho aumentato il ritmo e sto decisamente dentro i tempi delle 15 ore.
A qualche km da Brisighella mi si affianca un corridore che come me riesce ancora a correre e faccio due chiacchere con lui: è di Faenza, ha 35 anni ed è al suo primo Passatore come me. Ne approfitto per chiedergli lumi sulla strada e soprattutto per sapere se sono finalmente finite le salite. Mi conferma che arrivati a Brisighella da lì in poi la strada è tutta in piano o anche in leggera discesa e questo agevolerà sicuramente l’arrivo alla meta. Meno male! Entriamo insieme in Brisighella ma per arrivare al ristoro ci sono alcune centinaia di metri decisamente in salita. Ma non erano finite le salite!!!!
Sono ormai le 4 del mattino e il cronometro segna le 13 ore e 13. Marco mi ha anticipato al ristoro e si vede che è stanco ma anche contento della mia prova fino a quel momento (forse non se lo aspettava nemmeno lui!). Io sono sempre molto lucido e deciso a finire bene il mio Passatore. Mi attardo un po’ al ristoro e il mio amico di Faenza è già ripartito. Non cerco di raggiungerlo ma tengo il mio passo cercando di correre in modo il più composto possibile per evitare di non disperdere le poche energie che ancora mi restano. Adesso mancano solo 12 km e tra Brisighella e Faenza c’è solo il ristoro di Errano al 94^ km.
Da Brisighella si scende subito per alcuni km e si può già scorgere la in basso le luci di Faenza.
E’ questo per me un altro momento magico come quello vissuto 6 ore prima allo scollinamento di Colla di Casaglia. Ora corro anche con più convinzione guardando un po’ di meno il cardio e cercando dal mio corpo sensazioni positive. Manca davvero poco all’arrivo e spero non mi succeda niente proprio adesso tipo: crampi, distorsioni, mal di piedi o di stomaco … Quindi la mia concentrazione resta e deve rimanere massima. Il mio passo ora mi consente di superare altri podisti che non corrono ma solo camminano e come me sanno che manca poco all’arrivo. Mi dico: “se posso corro fino alla fine e se non ce la farò più camminerò anch’io ma arriverò in ogni modo, anche in ginocchio!!” All’ultimo ristoro di Errano praticamente non mi fermo, perdo solo qualche secondo per bere ancora sali e poi via: Faenza è a 5 km e mezzo! Passo a Marco anche la pila frontale perché ormai sta albeggiando e ci si vede già bene così. Gli dico comunque di fermarsi al 96-97^ km per eventuali imprevisti dell’ultimissimo minuto: non voglio lasciare nulla al caso.
Mi fermo effettivamente un attimo alla macchina per bere un altro gel (ma serviva davvero?) e prendere su una bottiglietta di sali perché ho molta sete. Dico a Marco di andare avanti, trovare un parcheggio ed aspettarmi all’arrivo. Lui non mi dice più niente ma è chiaro che è felice della mia impresa.
Dal 95^ km in poi sono segnati tutti i km che mancano alla fine. Intanto supero anche il corridore di Faenza con cui avevo parlato qualche km prima e mi aveva anticipato al ristoro di Brisighella. Ora è lui che cammina! Riprendo a contare i passi e cerco di non pensare a nulla se non al ritmo che do alla falcata. 97… 98 …. Sono al 99 km e mancano solo 1.000 metri, circa 1.000 passi.
Conto ancora i passi! Li voglio contare tutti questi ultimi metri! Sono un pazzo! Invece di godermi rilassato, il finale della mia avventura iniziata ormai quasi 15 ore prima, sto ancora cercando di correre e correre più forte che posso per arrivare sotto lo striscione al massimo della velocità! Sono decisamente un pazzo! Sto per entrare nella zona di Piazza del Popolo e due vigili mi gridano: “vai! ancora 300 metri”. Aumento allora ancora il passo, voglio finire dando tutto quello che mi resta nelle gambe. Vedo lo striscione di arrivo, mancano 100-150 metri sento le grida di alcuni faentini che mi incitano e applaudono, vedo Marco che con la mia macchina fotografica sta filmando il mio arrivo. Aumento, aumento ancora e a mani aperte e a testa bassa passo sotto lo striscione di arrivo. Sono le 5 e 49 di mattino del 29 maggio 2011 e il cronometro segna: 14 ore 49 minuti e 13 secondi.
Il tempo reale certificato SDAM sarà però un po’ meno: 14 ore 48 minuti e 5 secondi !!!
Conclusione e ringraziamenti
100 km sono davvero tanti! La FATICA tantissima, la GIOIA di essere riuscito a farli tutti questi benedetti 100 km e in un tempo per me più che discreto: INFINITA.
Cosa dire di più: ho scritto tante parole in questo resoconto, forse troppe, ma tanta è stata anche la strada percorsa e quindi chi vorrà leggere questo testo fino alla fine non avrà fatto altro che sviluppare quella pazienza che ho avuto io nel prepararmi al mio Passatore e portarlo a compimento.
Tante le persone che desidero ringraziare: i miei consiglieri e già Passatori: Carlo Cotti, Nino Gioffrè e Tino Soana, il Pardus mio maestro e amico, Simone Soana il mio consulente e venditore di fiducia per l’abbigliamento tecnico, la mia famiglia che forse mi ha più sopportato che supportato tecnicamente in questi mesi e per ultimo, ma sicuramente al primo posto per impegno: Marco Bellini, un grande amico che ha creduto in me ed ha capito che il mio sogno/pazzia si poteva davvero realizzare accompagnandomi sulle strade del Passatore.
Qualche altro dato:
le kcal consumate durante la gara così come risulta dal mio cardio sono state: 8.470!
Frequenza cardiaca media: 125
Frequenza cardiaca max: 175.
Velocità media su tutto il percorso: 6,74 Km/h
Posizione finale: 908^
Iscritti: 1.623, partiti: 1.562, arrivati:1.258, record della gara per il numero di arrivati.











